Le Opere Pie nascono nel Medio Evo e sono un insieme di beni donati da privati cittadini. Il reddito prodotto è destinato ad un fine sociale. Per questo l’ordinamento giuridico riconosce ad esse la piena e completa personalità giuridica. I beni vengono destinati dai privati a suffragio della propria anima (se credenti) o per spirito filantropico per ricordare il proprio nome e la propria memoria (se laici).

Per capire la loro realtà e la loro grande funzione nei secoli, è necessario ricordare che i pubblici poteri, i governanti, i Comuni non avevano nei loro fini l’assistenza ai bisognosi, ritenendo che, in base al principio evangelico, a ciò soccorresse la privata carità che si concretò giuridicamente proprio nelle Opere Pie. Solo nel 1904, lo Stato italiano, con l’istituzione del domicilio di soccorso e la compilazione dell’elenco dei poveri, diede inizio a quello che fu poi chiamato Stato sociale.

Le Opere Pie di Carpi, naturalmente nate pure esse nel Medio Evo (la più antica è del 1260 ) nacquero, si ampliarono, si svilupparono grazie ai tanti donatori che nei secoli lasciarono i loro beni immobili e denaro.
Di tanti donatori esiste un’ampia quadreria dei loro ritratti, ceduta in deposito nel 1923 al Museo civico di Carpi.

L’Opera Pia Esposti aveva come missione il mantenimento dei bambini abbandonati (appunto quelli che erano stati esposti sul sagrato di una chiesa o nella ruota di un convento o trovati in qualsiasi luogo).

L’Opera Pia Orfanotrofi si occupava degli orfani, bambini e adolescenti, senza famiglia, l’Opera Pia Artigianelli si incaricava di insegnare un mestiere ai ragazzi delle famiglie più povere.

L’Opera Pia Zitelle del Soccorso si incaricava di fornire una dote alle ragazze che non l’avevano, affinché potessero sposarsi e non finire malamente.

L’Opera Pia principale fu l’Opera Pia Infermi (sorta nel 1517) che gestì per quattro secoli l’Ospedale di S. Rocco (poi denominato Bernardino Ramazzini) proprio dal 1517 al 1923, situato nell’attuale via Trento e Trieste (detta appunto Via dell’ Ospedale).
Essa costruì poi un nuovo e moderno Ospedale nella sua proprietà fuori Porta Mantova, ove si trova tuttora.

La Legge Crispi aveva provveduto a unificare diverse Opere Pie, nacque così la denominazione “Opere Pie Raggruppate di Carpi” (Raggruppate perché tante Opere).
Esse si dotarono di un Regolamento di Amministrazione con un Consiglio rappresentativo della comunità carpigiana, coi membri designati da vari Enti: Consiglio comunale, Prefettura, Provveditorato agli Studi ( poiché gestivano aspetti educativi), Ispettorato dell’Agricoltura ( considerando i numerosi poderi ).

Arriviamo alle donazioni di epoca moderna:

L’8 gennaio 1917: avviene la donazione del Tenente Luigi Marchi che lascia tutti i suoi averi per la costruzione di un Ricovero di Mendicità per gli anziani poveri.

15 giugno 1932 il Nobil Uomo Federico Paltrinieri, nel suo testamento, lascia i suoi beni affinché sia istituito un Asilo per i bambini e sia intitolato alla nipote Matilde Capello. L’ Opera Pia dovrà portare invece il nome del padre: Antonio Paltrinieri.

Il 22 dicembre 1938 Lorenzo Rossi, possidente di Cortile, lascia tutti i suoi beni per aiutare i malati, gli anziani, i bambini.

Alla fine della seconda guerra mondiale, le Opere Pie di Carpi (rimaste cinque) possedevano un rilevante patrimonio immobiliare consistente nel complesso ospedaliero Ramazzini, vari palazzi in città ed alcune decine di poderi di varie estensioni.
Se si esamina l’andamento amministrativo delle Opere Pie dal 1945 in poi, si notano due fatti, uno giuridico ed uno scientifico-demografico, che ebbero conseguenze negative sul piano patrimoniale.

Il primo fu il blocco degli affitti dei terreni e dei fabbricati che ridusse ad entità pressoché simboliche le entrate reddituali; il secondo, lo sviluppo scientifico e l’incremento demografico (Carpi in 20 anni passò da 36.000 ad oltre 50.000 abitanti) che richiesero continui investimenti edilizi e strumentali del complesso ospedaliero. A far ciò si provvide con una continua alienazione di beni delle diverse Opere Pie.

Si può considerare il sistema delle Opere Pie di Carpi degli anni 50 del XX secolo come un sistema solare inverso in cui i pianeti (le Opere Pie Paltrinieri, Rossi, Artigianelli, ecc. davano energia al Sole, l’Opera Pia Infermi).

Quando, nel 1974, lo Stato nazionalizzò l’assistenza ospedaliera istituendo il Servizio Sanitario Nazionale, come era suo diritto, non indennizzò dei beni espropriati i legittimi proprietari, le Opere Pie, al contrario di quanto fece con la nazionalizzazione dell’energia elettrica.

Le Opere Pie di Carpi persero allora la maggiore parte del patrimonio.
Poi il colpo più grave alle Opere Pie d’Italia lo diede il D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 (decreto Andreotti) che all’art. 25 sanciva la soppressione delle Opere Pie trasferendo patrimoni e funzioni ai Comuni. Il DPR stabiliva procedure burocratiche molto complesse che, in molti casi, non ebbero compimento. Infatti, su ricorso di un’Opera Pia della Lombardia, la Corte Costituzionale dichiarava anticostituzionale l’art. 25 del DPR 616. (sentenza considerata una delle più importanti negli annali della Corte).

Le cinque Opere Pie di Carpi che non erano state assorbite dal Comune:

  • Opera Pia Paltrinieri
  • Opera Pia Tenente Marchi
  • Opera Pia Lorenzo Rossi
  • Opera Pia Esposti
  • Opera Pia Zitelle del Soccorso

ebbero diritto di continuare ad esistere con due finalità sostanziali residue: la gestione di una Casa di Riposo e di un Asilo.

Il Consiglio di Amministrazione, nominato nel 1985, decideva un rilancio delle Opere Pie, ricostruendo una moderna autonoma Casa di Riposo proprio in quell’immobile di Via Trento e Trieste che era stato Ospedale dal 1517 al 1923 e poi Casa di Riposo dal 1923 al 1960, quando fu alienato al Comune che vi destinò l’Istituto “Meucci” per Ragionieri.

Nella frazione di S. Croce, nella Villa padronale ottocentesca del Nobil Uomo Paltrinieri restava operante, e lo è tuttora, (con una positiva collaborazione di un comitato dei genitori), la Scuola d’Infanzia “Matilde Capello” (intitolazione che vuole ricordare una giovane nipote del Paltrinieri morta ventenne di malattia)

salottino villa Paltrinieri

Per la conduzione e la direzione dell’allora neonata scuola materna nel 1942 viene siglata convenzione tra la congregazione “Piccole Figlie dei S.S. Cuori di Gesù e Maria “di Parma e la Fondazione Paltrinieri. Nel 1982, dopo il ritiro delle stesse da parte della casa madre, il Consiglio di Amministrazione sigla una convenzione con la congregazione “Comunità oranti benedettine Sorelle di Santa Cecilia” di Alessandria. Dal 2015 la scuola d’infanzia viene diretta e condotta da personale laico.

La composizione del Consiglio aveva subito trasformazioni con la costituzione della Regione nel 1970 perché la legislazione aveva trasferito i vari poteri dallo Stato proprio all’Ente Regione e da questo ai Comuni. La nomina dei Consiglieri passò quindi tutta al Consiglio comunale di Carpi, salvo uno di nomina del Vescovo di Carpi, per la volontà testamentaria del lascito di Romilia Benassi degli anni ‘60, a cui fu aggiunto alla fine degli anni ‘80 un Consigliere nominato dal Prefetto.

Costituiva perciò un’anomalia un Consiglio dove la maggioranza era di un unico Ente, il Comune.

Anche per questo, nel 1999, con la Presidenza della Dr.ssa Giliola Pivetti, si poneva mano all’adozione di un nuovo Statuto che doveva rendere all’attualità gli scopi voluti dai fondatori delle Opere Pie. Si aggregavano l’Opera Pia Esposti e l’Opera Pia Zitelle del Soccorso, di patrimonio irrilevante ed ormai senza rendite, inglobandole nell’Opera Pia Paltrinieri e si fondevano insieme le Opere Pie Tenente Luigi Marchi e Lorenzo Rossi.

I riferimenti attuali sono: la legge n. 328 dell’8/11/2000, chiamata anche legge Turco-Signorino dal nome di due tra i parlamentari proponenti e la legge regionale n.2/2003.

Con la trasformazione della Opera Pia “Marchi-Rossi” in ASP (Azienda di Servizi alla Persona) diventata di proprietà del Comune e aggregata ai quattro Comuni delle Terre d’Argine, l’Opera Pia Antonio Paltrinieri rimane l’ultima e unica Opera Pia esistente a Carpi.

Tomba visitabile presso il cimitero di Carpi

NH Antonio Paltrinieri